Nel quadro elettrico di casa convivono interruttori che sembrano simili ma fanno cose diverse. Capire la differenza tra magnetotermico, differenziale e “salvavita” aiuta a sapere cosa protegge davvero il tuo impianto — e cosa controllare se qualcosa non va.
Il magnetotermico: protegge i cavi
Il magnetotermico interviene in due situazioni:
- Sovraccarico: troppi apparecchi sulla stessa linea assorbono più corrente di quella che i cavi sopportano.
- Cortocircuito: un contatto diretto tra due conduttori provoca un picco improvviso di corrente.
In entrambi i casi stacca la linea per evitare che i cavi si surriscaldino e diventino un rischio d’incendio. In pratica, protegge l’impianto.
Il differenziale (il “salvavita”): protegge le persone
Il differenziale confronta la corrente in entrata e quella in uscita. Se una parte “si perde” verso terra — ad esempio attraverso un apparecchio guasto o il corpo di una persona — interviene in una frazione di secondo. La soglia tipica per uso domestico è 30 mA. È il dispositivo che riduce il rischio di folgorazione: per questo si chiama comunemente salvavita. Se vuoi capire perché scatta, leggi questa guida.
E il magnetotermico differenziale?
Nei quadri moderni si usa spesso un interruttore magnetotermico differenziale: un unico dispositivo che unisce le due protezioni — sovraccarico e cortocircuito più dispersione verso terra. Compatto e pratico, è una soluzione molto diffusa.
Perché servono entrambi
Magnetotermico e differenziale proteggono da rischi diversi: i cavi da una parte, le persone dall’altra. Un impianto a norma CEI e DM 37/08 li prevede entrambi, correttamente dimensionati. Se nel tuo quadro manca il salvavita, o gli interruttori scattano spesso, è il segnale che il quadro va rivisto o messo a norma.
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